Conversazioni Olfattive: L’Intervista Esclusiva a Jean-Claude Ellena!
Scopri la nostra Intervista Esclusiva a Jean-Claude Ellena!
Ci sono sogni che prendono forma nel momento esatto in cui inizi a sfiorarli con le dita. Uno di questi si è materializzato tra le mie mani poche settimane fa.
Siamo al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, a Torino: un percorso espositivo di circa 3.500 metri quadrati, distribuiti in 30 sale, nel cuore di Palazzo Carignano. Una struttura che domina Piazza Carlo Alberto con la sua straordinaria imponenza e che custodisce, al suo interno, uno dei luoghi più simbolici della nostra storia: la Camera dei deputati del Parlamento Subalpino, dove dal 1848 si riunirono i deputati del Regno di Sardegna e dove passarono alcune delle decisioni che avrebbero accompagnato l’Italia verso la sua unità.
Poco distante, nella Sala Plebisciti, seduto con un’eleganza e un savoir-faire che gli ho invidiato parecchio, c’era lui: Jean-Claude Ellena.

Vestito in maniera impeccabilmente alla francese, con un blazer tartan beige, una camicia bianca e un pantalone sartoriale scuro - e con dei calzini color rosso fuoco incredibilmente chic, aggiungerei - mi accoglie con un sorriso smagliante e, quando inizia a parlare, lo fa in un inglese impeccabile, addolcito da un magnifico accento francese che non lo abbandona mai.
Poco prima, il nostro divulgatore olfattivo Matteo Stringhini ha avuto il piacere di farsi una chiacchierata con lui per parlare delle nuove uscite firmate Laboratorio Olfattivo: Jasminade, In_Carnation e Rose me Twice. Se vuoi recuperare l’intervista sul nostro canale YouTube Profumi di Nicchia by 50 ml, te la lascio qui: è davvero un piacere da ascoltare.
Ma, tornando a noi: mi viene quasi difficile da spiegare a parole l’atmosfera che si era creata nella stanza. Il profumo che si respirava nella sala era magico e mescolava sprazzi di gelsomino muschioso a tocchi di garofano, con spennellate di rosa verde brillante. Sembrava di stare in un sogno.
Chi è Jean-Claude Ellena?
Per chi non lo conoscesse, Jean-Claude Ellena è un vero mostro sacro della profumeria artistica. La sua passione nasce a Grasse, tra i gelsomini che raccoglieva da bambino insieme alla nonna, per poi rivenderli alle aziende produttrici di materie prime. È lì che inizia tutto: un rapporto diretto, quasi intimo, con la materia viva del profumo.
Entra nel mondo della profumeria giovanissimo, iniziando come apprendista, per poi formarsi alla scuola di profumeria Givaudan a Ginevra, una delle più prestigiose al mondo. Da lì prende il via una carriera che lo porterà a collaborare con alcune delle più importanti maison internazionali, fino a diventare, nel 2004, il naso interno di Hermès - ruolo che ricoprirà fino al 2016, firmando alcune delle creazioni più iconiche del brand.
Tra i suoi lavori più celebri si trovano fragranze che hanno segnato la storia della profumeria contemporanea, come Terre d'Hermès (Hermès), Eau Parfumée au Thé Vert (Bvlgari) e Angéliques Sous la Pluie (Frédéric Malle). Accanto alla sua attività di profumiere, Ellena è anche autore di diversi libri in cui racconta il suo approccio creativo e il suo rapporto con l'olfatto, tra cui Atlante di Botanica Profumata e Journal d'un Parfumeur. Il suo stile olfattivo è immediatamente riconoscibile: essenziale, luminoso, quasi minimalista, con una predilezione per il mondo del naturale.
Jean-Claude Ellena: L’Intervista Esclusiva per 50 ml!
Buongiorno Mr. Ellena, è davvero un onore averla qui con noi oggi. Prima di cominciare, una domanda semplicissima: che fragranza indossa oggi?
“In realtà non indosso profumi. Li uso solo quando finisco una fragranza, il prodotto, perché voglio verificare se c’è qualcosa che non va. Per il resto, non indosso profumi. Il motivo principale è che, se li indosso, ne sento l'odore, e questo mi disturba mentre lavoro.”
Nei suoi libri parla dell’amore per la profumeria come un qualcosa che è sbocciato tra i gelsomini di Grasse. Oggi, con i nuovi lanci di Laboratorio Olfattivo Rose me Twice, In_Carnation e Jasminade ci offre una nuova visione di fiori come la rosa, il garofano e – per l’appunto - il gelsomino. Secondo lei, quando è importante la relazione di un profumiere con i fiori e cosa rappresenta per lei l’universo fiorito?
“È una domanda molto ampia. Esiste il fiore del giardino ed esiste il fiore in profumeria, e sono due cose diverse. È un po’ come nella pittura: la rappresentazione di ciò che si vede non è mai esattamente ciò che si vede davvero, ma una sua interpretazione. E proprio perché è una rappresentazione, diventa parte di te. Nel dipinto metti una parte di te stesso, e allo stesso modo, in ogni fragranza c’è una parte di me: il mio modo di vedere e di immaginare il profumo.
Il giardino, invece, è altro. La natura fa ciò che vuole, è completamente libera. E proprio per questo, a volte crea cose sorprendenti, persino imprevedibili, in quello che si percepisce annusando.”
E lei, quale fiore si sente?
“Naturalmente mi piace il gelsomino, perché mi riporta a quando ero bambino, ai momenti trascorsi con mia nonna. Ma c’è anche un aspetto curioso: più si scende verso sud, più si va verso i fiori bianchi. E più si sale verso nord, più si va verso i fiori rosati. Forse direi la rosa per il nord e il gelsomino per il sud.”
Si parla spesso di memoria olfattiva, ma meno di sogni. Secondo lei, esiste una dimensione olfattiva all’interno dei sogni? Le è mai capitato di “sognare” una fragranza?
“Sì, mi è capitato di sognare un odore. E la cosa divertente è che, quando mi sveglio, lo sento davvero. Di solito succede quando incontro una difficoltà nel mio lavoro. È proprio quella difficoltà che mi porta a sognare, come se stessi cercando una soluzione. Lo sento davvero, mi sveglia e penso: “Aspetta un attimo”. E quell’odore può essere qualsiasi cosa, dai gourmand ai fiori, fino alla frutta.”
Se potesse tornare indietro nel tempo e parlare con il Jean-Claude Ellena degli inizi, che consiglio gli darebbe?
“L’unico consiglio che darei è lavorare. Lavorare ancora, e ancora. E soprattutto, non fermarsi mai. Ci si può fermare, certo, e poi riprendere. Ma ciò che conta davvero è continuare, sempre. Alla fine, è questo che fa la differenza. Fermarsi è stupido, perché non saprai mai se ce l’avresti fatta. È come nella musica o nella pittura: quando inizi a suonare il pianoforte, all’inizio non sei un granché. Ma se lavori, lavori e lavori, a un certo punto i risultati arrivano.”
Il lavoro è importante, ma anche il tempo libero è sacro: cosa fa Jean-Claude Ellena quando non compone fragranze?
“Ho parecchi hobby. Ho il mio giardino, che amo profondamente: il giardinaggio, le piante. Poi dipingo, soprattutto acquerelli. Ho anche scritto un libro con degli acquerelli. E poi mi piace cucinare.”
Qual è il suo piatto forte?
“La cosa che mi riesce meglio è il risotto. Mi piace “giocare” con il risotto, perché puoi farci davvero qualsiasi cosa.”
Parliamo di materie prime: ci sono degli ingredienti che non andrebbero mai combinati insieme?
“Direi di sì. Ma per un profumiere la vera sfida è sempre trovare un nuovo approccio, una nuova idea. Una parte fondamentale del mio lavoro consiste proprio nel creare nuovi accordi, nuove combinazioni. Nell’arco di una vita, se un profumiere riesce a sviluppare cinque o sette nuovi accordi, può dire di aver fatto un buon lavoro. Non sono molti, ma ogni nuovo accordo è come la scoperta di una terra inesplorata.
Ciò che conta davvero è la semplicità. Funziona quando è semplice, sempre. Perché la semplicità porta chiarezza: le cose diventano evidenti, immediate, si comprendono meglio. Per esempio, ho creato la nota tè per Bulgari: è composta da tre elementi, e insieme funzionano perfettamente, restituendo proprio l’odore del tè. Allo stesso modo, in Eau de Campagne per Sisley ho lavorato attorno al pomodoro: il suo odore si costruisce attraverso galbano, cassis e mandarino. È questa combinazione a evocare il cuore olfattivo del pomodoro.
Sono piccoli “trucchi”, se vogliamo chiamarli così. E quando mi chiedono come li ho trovati, la verità è che non lo so davvero. In qualche modo erano già nella mia mente, prima ancora di realizzarli.”
Un’ultima domanda: in un’intervista passata ha espresso scetticismo nei confronti dell’IA, perché, a suo parere, la creatività umana non si può sostituire. È ancora della stessa opinione? Se non con l’IA, come immagina il futuro della profumeria?
“L’intelligenza artificiale può essere un valido supporto. Può aiutare, soprattutto nel controllo, nel verificare ciò che è stato fatto. Ma non nel creare. Perché la creazione è qualcosa di diverso. Per creare, bisogna saper dimenticare. È proprio dimenticando che si riesce a inventare. L’IA non dimentica: accumula, raccoglie, ma non elimina. Io invece dimentico e proprio per questo devo inventare di nuovo. La creatività è legata a questa capacità. Lo spirito umano può dimenticare e proprio grazie a questo può creare. È qui che sta la vera differenza rispetto all’intelligenza artificiale.”
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